Il Mediterraneo è il secondo bacino al mondo per importanza come habitat di nidificazione della tartaruga comune (Caretta caretta). Ogni estate, tra giugno e agosto, le femmine adulte risalgono sulle spiagge sabbiose dove sono nate decenni prima per deporre le uova. Le coste italiane, in particolare quelle ioniche di Calabria, Basilicata e Sicilia, ospitano un numero crescente di nidi documentati negli ultimi quindici anni.

I dati più recenti del progetto Caretta Calabria e della rete nazionale coordinata dall'ISPRA indicano che il numero di nidi censiti lungo le coste italiane continentali è passato da poche decine negli anni Novanta a oltre 400-500 nidi per stagione nei periodi recenti, un aumento che i ricercatori attribuiscono sia all'incremento delle temperature marine sia al miglioramento delle tecniche di monitoraggio.

Morfologia e biologia

Caretta caretta è la tartaruga marina più grande con distribuzione nel Mediterraneo. Gli adulti raggiungono lunghezze del carapace tra 70 e 95 centimetri, con pesi che variano generalmente tra 80 e 130 chilogrammi, sebbene esemplari eccezionali possano superare i 200 kg. Il carapace, di forma ovoidale, è di colore rossastro o marrone scuro nei giovani e tende a schiarirsi negli adulti.

La testa è proporzionalmente grande e dotata di mascelle robuste, adatte a frantumare le prede dure di cui si nutre principalmente: molluschi bivalvi, gasteropodi, echinodermi come ricci di mare, crostacei e meduse. Nel Mediterraneo la dieta è documentata in modo dettagliato da ricerche come quelle condotte dall'Università di Pisa e dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

Ciclo di vita

Le tartarughe marine sono longeve: gli individui maturi hanno tipicamente tra 20 e 35 anni, e la longevità in natura può superare i 70 anni. Il ciclo di vita comprende una lunga fase oceanica giovanile — i cuccioli appena schiusi entrano in mare e vengono trasportati dalle correnti (in particolare dalla corrente del Golfo) verso aree pelagiche lontane dalle coste — e una fase nerica adulta, durante la quale gli animali frequentano le zone costiere ricche di prede.

Ogni femmina depone tra 3 e 5 nidi per stagione, con un intervallo di circa 12–16 giorni tra un nido e l'altro, ciascuno contenente mediamente 110–120 uova. L'incubazione dura 45–65 giorni a seconda della temperatura della sabbia: temperature più alte accelerano lo sviluppo e producono più femmine, un aspetto rilevante nel contesto dei cambiamenti climatici in corso.

Tursiope (Tursiops truncatus) nel Mediterraneo, specie che condivide l'habitat con le tartarughe marine

Il tursiope (Tursiops truncatus) è un altro grande vertebrato marino presente nelle stesse aree frequentate da Caretta caretta. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA.

Distribuzione nel Mediterraneo e in Italia

Nel Mediterraneo le principali aree di nidificazione si trovano in Grecia (isola di Zante, Peloponneso), Turchia (coste dell'Egeo e del Mediterraneo turco), Cipro, Libia e Israele. L'Italia rappresenta la quinta area per numero di nidi a livello mediterraneo, con una presenza concentrata soprattutto nelle seguenti zone:

  • Costa ionica calabrese (dal Golfo di Squillace al Golfo di Corigliano): la zona con il maggior numero di nidi censiti in Italia. Il Parco Nazionale della Sila include aree di spiaggia tutelate utilizzate come siti di nidificazione.
  • Basilicata (costa metapontina): spiagge sabbiose incluse nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano - Val d'Agri - Lagonegrese.
  • Sicilia (coste meridionali e orientali): dalla riserva di Vendicari fino alle coste trapanesi. La Riserva Naturale di Vendicari è uno dei siti di nidificazione più documentati in Sicilia.
  • Puglia (litorale salentino): spiagge del versante ionico, in particolare nel Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio.

Minacce e pressioni antropiche

Lo stato di conservazione di Caretta caretta nel Mediterraneo è classificato come «Vulnerabile» dalla Lista Rossa IUCN. Le minacce documentate nelle acque italiane includono:

  • Cattura accidentale (bycatch): le tartarughe restano impigliate nelle reti da posta, nei palangari e nei tramagli utilizzati dalla pesca professionale. Secondo stime ISPRA, nel Mediterraneo vengono catturate accidentalmente decine di migliaia di esemplari ogni anno, con un tasso di mortalità stimato intorno al 10–20%.
  • Ingestione di plastica: frammenti di plastica e sacchetti di polietilene vengono scambiati per meduse — una delle prede preferite — e ingeriti, causando ostruzioni intestinali spesso letali. Ricerche condotte nel Tirreno e nello Ionio riportano percentuali di esemplari spiaggiati con plastica nell'apparato digerente superiori al 35%.
  • Inquinamento luminoso e rumore antropico: l'illuminazione artificiale sulle spiagge di nidificazione disorientano i cuccioli appena schiusi, che dovrebbero orientarsi verso il riflesso lunare sul mare. Il rumore subacqueo delle imbarcazioni interferisce inoltre con la comunicazione e l'orientamento degli adulti.
  • Alterazione degli habitat di nidificazione: la cementificazione delle coste, la pulizia meccanica delle spiagge e la frequentazione turistica intensa riducono la disponibilità di spiagge idonee alla nidificazione.

Ricerca e monitoraggio in Italia

Il monitoraggio sistematico di Caretta caretta in Italia è condotto attraverso una rete di ricercatori universitari, enti parco e associazioni di volontariato coordinate dall'ISPRA. Le attività comprendono il censimento dei nidi, il recupero di esemplari feriti o spiaggiati (gestito dai Centri di recupero per animali marini presenti in Calabria, Sicilia, Puglia e Toscana), e la telemetria satellitare, che permette di seguire gli spostamenti degli adulti marcati attraverso il Mediterraneo.

Dal 2013 l'Italia ha recepito le misure di riduzione del bycatch previste dall'Accordo ACCOBAMS (Accordo sulla Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e delle Adiacenti Aree Atlantiche), che include disposizioni specifiche per la riduzione della cattura accidentale di tartarughe marine nelle reti da pesca.