Il Mar Mediterraneo ospita almeno diciannove specie di cetacei, suddivise tra odontoceti (con denti) e misticeti (con fanoni). Alcune di queste specie sono residenti stabili nel bacino, mentre altre vi entrano occasionalmente attraverso lo Stretto di Gibilterra. Le acque italiane — Tirreno, Ionio, Adriatico e Mar di Sardegna — costituiscono habitat significativi per diverse di queste specie, in particolare per il tursiope, la stenella striata e il delfino comune.
Il Santuario Pelagos, istituito nel 1999 con un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco, protegge un'area di oltre 87.500 km² nel Mediterraneo nord-occidentale, che include il Mar Ligure e parte del Tirreno settentrionale. Questa zona è riconosciuta come una delle più ricche di cetacei nell'intero bacino mediterraneo, grazie alla presenza di acque profonde e alla convergenza di correnti che favorisce l'abbondanza di plancton e di piccoli pesci.
Principali specie nelle acque italiane
Tursiope (Tursiops truncatus)
Il tursiope è la specie di delfino più diffusa nelle acque costiere italiane. Presente lungo tutti i litorali, forma gruppi (pod) variabili da pochi individui a decine, con una struttura sociale stabile basata principalmente sui legami matrilineari. Gli adulti raggiungono lunghezze di 2–3,8 metri e pesi fino a 650 kg; nel Mediterraneo la taglia media è generalmente inferiore rispetto agli esemplari atlantici.
Il tursiope mediterraneo è classificato come sottospecie distinta (Tursiops truncatus ponticus secondo alcuni autori, o semplicemente come popolazione distinta secondo altri) rispetto alle popolazioni oceaniche. Ricerche genetiche condotte dall'ISPRA e da istituti universitari italiani indicano un isolamento genetico significativo della popolazione mediterranea rispetto a quella atlantica.
Delfino comune (Delphinus delphis)
Storicamente il delfino più abbondante nel Mediterraneo, Delphinus delphis ha subito un drastico declino nel corso del XX secolo. La popolazione mediterranea è classificata come «In pericolo» nella Lista Rossa IUCN regionale, con una riduzione stimata superiore al 50% negli ultimi trent'anni. Il calo è attribuito principalmente alla depauperazione delle risorse ittiche — in particolare di acciughe, sarde e altri piccoli pelagici — causata dalla pesca eccessiva.
Il delfino comune è oggi raro nel Tirreno centrale e nel Golfo di Genova, dove era abbondante fino agli anni Ottanta. Nuclei residui si osservano nell'Adriatico settentrionale, nello Ionio e nelle acque intorno alle isole Eolie. Avvistamenti regolari lungo le coste liguri e toscane, documentati fino agli anni Novanta, sono diventati episodici.
Il delfino comune (Delphinus delphis) è classificato «In pericolo» nella Lista Rossa IUCN per il Mediterraneo. Foto: Wikimedia Commons, CC BY-SA.
Stenella striata (Stenella coeruleoalba)
La stenella striata è la specie di delfino più abbondante nel Mediterraneo in termini numerici, con stime della popolazione complessiva che variano tra 200.000 e 400.000 individui secondo le valutazioni più recenti dell'ACCOBAMS. Nel Santuario Pelagos questa specie forma grandi branchi — a volte di diverse centinaia di individui — che si spostano velocemente in cerca di pesci e cefalopodi nel tratto di acque aperte tra Liguria, Sardegna e Corsica.
Nel 1990-1992 un'epizoozia causata dal morbillivirus dei cetacei causò la morte di migliaia di stenelle nel Mediterraneo occidentale, con effetti documentati lungo le coste italiane. La popolazione si è parzialmente ripresa, ma rimane vulnerabile a nuove epidemie favorite dall'accumulo di contaminanti organoalogenati nel tessuto adiposo, che deprimono la risposta immunitaria.
Capodoglio (Physeter macrocephalus)
Il capodoglio è il più grande cetaceo presente stabilmente nel Mediterraneo. Una popolazione di circa 200-300 individui frequenta le acque profonde dello Ionio e del Mar di Sardegna, dove scende a caccia di cefalopodi in immersioni che possono superare i 1000 metri di profondità e i 60 minuti di durata. Studi di foto-identificazione condotti dall'Istituto Tethys hanno documentato la presenza di individui con cicatrici da ventose di calamari giganti (Architeuthis dux), confermando la presenza di questa preda nelle acque mediterranee.
Il Santuario Pelagos
Il Santuario Pelagos è la prima area marina protetta internazionale dedicata ai cetacei istituita in alto mare. L'accordo istitutivo, firmato a Roma nel 1999 e in vigore dal 2002, prevede misure di protezione che includono il divieto di operazioni commerciali per la caccia ai cetacei, la riduzione dell'inquinamento acustico da traffico navale, e la regolamentazione del whale watching.
Ricerche condotte nell'ambito del Santuario da istituti come Tethys Research Institute, il Centro Studi Cetacei e la Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno prodotto negli ultimi vent'anni una delle basi dati più complete sulla biologia e gli spostamenti dei cetacei mediterranei.
Minacce alla conservazione dei cetacei nel Mediterraneo
Le principali minacce ai cetacei nelle acque italiane e mediterranee sono documentate e monitorate da diversi enti di ricerca:
- Inquinamento chimico: il Mediterraneo è un mare semi-chiuso con un ricambio idrico lento (circa 80-100 anni), il che favorisce l'accumulo di contaminanti persistenti come PCB, DDT e metalli pesanti nelle catene trofiche. I cetacei, predatori apicali e longevi, accumulano concentrazioni di questi composti particolarmente elevate nel tessuto adiposo.
- Inquinamento acustico: il rumore subacqueo generato dal traffico commerciale, dalle esplorazioni geofisiche (airgun) e dalle sonar militari interferisce con la comunicazione, la navigazione e la caccia dei cetacei. Il Mediterraneo, bacino ad alto traffico navale, è uno degli ambienti marini più rumorosi al mondo.
- Collisioni con imbarcazioni: le collisioni (ship strikes) con navi da crociera e traghetti sono una causa documentata di mortalità per capodogli e grandi delfini. Nel Mediterraneo il rischio è concentrato nelle rotte del Tirreno e dello Ionio.
- Riduzione delle prede: il sovrasfruttamento delle risorse ittiche nel bacino riduce la disponibilità di prede per i cetacei, in particolare per le specie che dipendono da piccoli pelagici come il delfino comune.
Monitoraggio e ricerca in Italia
In Italia il monitoraggio dei cetacei è condotto in modo sistematico attraverso programmi come ACCOBAMS Survey Initiative, che ha effettuato survey aeree e navali su tutto il Mediterraneo, e attraverso campagne di photo-identificazione condotte da istituti di ricerca indipendenti. I dati raccolti vengono integrati nella valutazione del Buono Stato Ecologico prevista dalla Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino.