Le praterie di Posidonia oceanica costituiscono uno degli ecosistemi più produttivi del bacino mediterraneo. Questa pianta acquatica — non un'alga, ma una fanerogama marina — cresce lungo il fondale sabbioso e detritico tra 0 e 40 metri di profondità, formando estesi prati sottomarini visibili nelle acque costiere di Liguria, Sardegna, Sicilia e Puglia.
La presenza di questo ecosistema è considerata dai ricercatori dell'ISPRA un indicatore affidabile di qualità delle acque marine: le praterie tollerano bassi livelli di torbidità e concentrazioni di nutrienti, e la loro regressione segnala in modo precoce il deterioramento della qualità ambientale costiera.
Caratteristiche biologiche
Posidonia oceanica è endemica del Mar Mediterraneo: non si trova in nessun altro oceano del pianeta. Appartiene alla famiglia delle Posidoniacee e cresce attraverso un rizoma strisciante che si sviluppa orizzontalmente sul fondo, producendo foglie nastriformi lunghe fino a 100 centimetri che si muovono con la corrente formando folti canneti sommersi.
La crescita di questa pianta è estremamente lenta: il rizoma si accresce di 1–7 centimetri per anno, il che significa che una prateria di 1000 metri quadrati può avere centinaia di anni. Le strutture compatte di rizomi morti e vivi che si accumulano nel tempo formano i cosiddetti matte, strati calcarei di notevole spessore che possono raggiungere diversi metri di altezza e che proteggono le coste dall'erosione da moto ondoso.
Fioritura e produzione di foglie
La fioritura di Posidonia oceanica avviene in autunno, tra ottobre e novembre, ed è relativamente rara — non tutte le piante fioriscono ogni anno. I frutti, chiamati comunemente «olive di mare», vengono dispersi dalla corrente e possono colonizzare nuovi substrati. La caduta delle foglie in autunno produce grandi accumuli di banquettes lungo le spiagge, un fenomeno naturale che svolge un ruolo importante nella protezione dei litorali sabbiosi dall'erosione.
Il polpo comune (Octopus vulgaris) è tra le specie che frequentano le praterie di Posidonia. Foto: Beckmannjan, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.
Il ruolo ecologico delle praterie
Le praterie di Posidonia oceanica svolgono funzioni ecologiche di primaria importanza nel Mediterraneo. Tra queste:
- Produzione di ossigeno: un ettaro di prateria produce fino a 14 litri di ossigeno all'ora per metro quadrato, contribuendo in modo rilevante all'ossigenazione delle acque costiere.
- Nursery per le specie ittiche: le foglie e il substrato delle matte ospitano una densità elevata di invertebrati e piccoli pesci in fase giovanile, tra cui specie di interesse commerciale come il sarago (Diplodus sargus), la triglia (Mullus surmuletus) e il cefalo (Mugil cephalus).
- Sequestro di carbonio: ricerche condotte dall'Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del CNR indicano che le praterie immagazzinano grandi quantità di carbonio organico nei sedimenti sotto i rizomi, con un'efficacia paragonabile a quella delle foreste terrestri.
- Stabilizzazione dei sedimenti: il sistema radicale trattiene i sedimenti fini, riducendo la torbidità dell'acqua e rallentando i processi erosivi lungo le coste.
Distribuzione in Italia
In Italia le praterie di Posidonia oceanica sono diffuse lungo quasi tutta la costa tirrenica e adriatica, nonché nelle isole maggiori e minori. Le aree di maggiore estensione e buon stato di conservazione si trovano:
- Lungo la costa ligure, in particolare nell'Area Marina Protetta di Portofino e nelle acque delle Cinque Terre.
- In Sardegna, nelle aree protette di Capo Carbonara e nel Golfo di Oristano.
- In Sicilia, nell'Area Marina Protetta delle Isole Pelagie e nelle acque di Ustica.
- In Puglia, nelle zone protette di Torre Guaceto e Porto Cesareo.
Minacce e stato di conservazione
La Direttiva Habitat (92/43/CEE) include le praterie di Posidonia oceanica tra gli habitat prioritari da proteggere nell'Unione Europea (codice 1120*). Nonostante questa tutela, le praterie italiane registrano una regressione del margine inferiore stimata tra 0,5 e 5 metri per decennio nelle zone più antropizzate, secondo i dati del monitoraggio condotto nell'ambito della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE).
I principali fattori di pressione identificati dai ricercatori includono:
- L'ancoraggio incontrollato di imbarcazioni da diporto, che distrugge fisicamente il rizoma.
- L'eutrofizzazione costiera dovuta agli scarichi agricoli e civili, che favorisce la crescita di alghe epifite in grado di soffocarne le foglie.
- La pesca a strascico in zone vietate, che strappa il rizoma dal fondo.
- L'aumento della temperatura superficiale del mare, che altera i cicli stagionali della pianta.
Il monitoraggio dello stato di salute delle praterie è effettuato in Italia attraverso il metodo PREI (Posidonia Rapid Easy Index), validato dall'ISPRA e adottato dalle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA). I dati raccolti confluiscono nel quadro di valutazione previsto dalla Direttiva sulla Strategia per l'Ambiente Marino (2008/56/CE).